![]() 15. Allorché costoro e Paolo uscirono dai confini del mondo giudaico predicazione del Vangelo e la vita cristiana nella civiltà greco-romana li indussero a rompere, talvolta dolorosamente, con le pratiche mosaiche. punto non fossero stati persuasi del loro dovere di fedeltà al Signore, filosofi abbiano professato l'inferiorità della donna, gli storici sottolineano, tuttavia, l'esistenza di un certo movimento per la promozione femminile durante il periodo imperiale. Di fatto, constatiamo dal libro degli Atti degli Apostoli e dalle Lettere di San Paolo che alcune donne collaborano con l'Apostolo per il Vangelo (cf Rm 16,3-12; Fil 4,3); egli ne enumera i nomi con compiacimento nelle formule finali di saluto delle sue Lettere. Talune esercitano spesso un influsso di non lieve importanza sulle conversioni: Priscilla, Lidia ed altre; Priscilla soprattutto, la quale si è assunta l'impegno di completare la formazione di Apollo (cf At 18,26); Febe che è a servizio della Chiesa di Cenere (cf Rm 16,1). Tutti questi fatti manifestano nella Chiesa apostolica una notevole evoluzione nei confronti dei costumi del giudaismo. 16. Nelle Lettere paoline autorevoli esegeti hanno notato una differenza tra due formule, usate dall'Apostolo: egli scrive indistintamente « miei collaboratori » (Rm 16,3; Ftl 4,2-3) a proposito degli uomini e delle donne, che in un modo o nell'altro l'aiutano nel suo apostolato; ma riserva il titolo di « cooperatori di Dio » (1 Cor 3,9; cf 1 Ts 3,2) ad Apollo, a Timoteo e a se stesso, Paolo, così designati perché sono direttamente consacrati al ministero apostolico, alla predicazione della Parola di Dio. Nonostante il loro ruolo così importante al momento della Resurrezione, la collaborazione delle donne non giunge, per San Paolo, fino all'esercizio dell'annuncio ufficiale e pubblico del messaggio, che resta nella linea esclusiva della missione apostolica.
E stratto dal Commento della Congregazione della dottrina della Fede sulla dichiarazione Inter Insigniores:
54. 55. la rottura con le osservanze mosaiche non avvenne senza provocare lacerazioni: Paolo non si fece scrupolo di prendere uno dei suoi collaboratori, Tito, tra i convertiti dal paganesimo (Ga 2, 3). 56. Se si deve cercare l'espressione più vistosa del cambiamento che impose il Vangelo alle mentalità dei PRITI cristiani, la si troverà giustamente nella Lettera ai Galati: « Quanti siete stati battezzati in Cristo, di Cristo vi siete rivestiti. Non c' e più nè giudeo né gentile, non c'e piu né schiavo, né libero, non c'è più né maschio né femmina, voi siete uno solo in Cristo Gesù» (Ga 3, 27-28). 57. Tuttavia gli Apostoli non affidarono il ministero propriamente apostolico a donne, sebbene la civiltà ellenistica non avesse, nei riguardi di esse, gli stessi pregiudizi del giudaismo; quindi, si tratta di ministero di un altro ordine, come del resto lascia forse intravedere il vocabolario Paolino, in cui sembra si affermi la differenza tra Note 41. I. DE LA POTTERIE, Titres missionnaires du chrétien dans le Nouveau Testament. ( 58.
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